La Loira è una delle regioni vitivinicole più affascinanti d’Europa. Dai minerali Sauvignon Blanc di Sancerre ai complessi vini dolci di Vouvray, si estende un vasto spettro di terroir e stili enologici. Da un decennio la regione vive una vera e propria rinascita, trainata da una nuova generazione di vignaioli che ha riconosciuto il grande potenziale dei propri cru.
L’influenza climatica dell’Atlantico e la varietà geologica della regione creano condizioni ideali per vini di carattere. Le temperature fresche favoriscono una maturazione lenta delle uve, dando vita a vini di vivace freschezza e complessità. Va sottolineata la crescente adesione alla conduzione biodinamica, che permette al terroir di esprimersi nei vini con ancora maggiore precisione.
I terroir della Loira
La Loira, il fiume più lungo della Francia, attraversa nel suo percorso di 1.012 chilometri verso l’Atlantico un’impressionante varietà di formazioni geologiche. Questa geologia unica, unita all’influsso dell’Atlantico e al clima temperato, crea un mosaico di terroir estremamente diversi tra loro, che conferiscono ai vini la loro identità inconfondibile.
Nella parte orientale, a Sancerre e Pouilly-Fumé, dominano tre tipologie di suolo caratteristiche: le ricche di calcare Terres Blanches, nate dall’alterazione delle marne del Kimmeridgiano; le pietrose Caillottes, contraddistinte da calcare conchigliare ricco di fossili; e i rari suoli di silex, la cui selce dona al Sauvignon Blanc una mineralità fumé. Questa tripartizione geologica spiega la complessità sfaccettata dei vini di questa regione.
Più a ovest, a Vouvray e Montlouis, incontriamo la pietra di Tuffeau, un calcare tenero e poroso risalente al Cretaceo. Le profonde cantine a volta della regione sono state scavate in questo materiale. Lo Chenin Blanc trova in questi suoli le condizioni ideali per dare vini di straordinaria longevità. Le diverse pendenze ed esposizioni dei versanti consentono inoltre un’ampia gamma di stili enologici, dal secco assoluto al dolce.

In Anjou-Saumur incontriamo poi lo scisto, che caratterizza il paesaggio. Queste rocce metamorfiche scure immagazzinano il calore del sole e lo restituiscono alle viti durante la notte – una condizione ideale per la maturazione tardiva del Cabernet Franc. Qui i suoli sono nettamente più acidi rispetto alle denominazioni orientali, il che si riflette in una speziatura caratteristica dei vini rossi.
###DONOTRANTLATE_WP_20_ENDBLOCK###Il marittimo Muscadet sull’Atlantico è dominato da suoli granitici, intervallati da gneiss e micascisto. Queste rocce primarie, unite alla brezza marina, conferiscono al Melon de Bourgogne la sua caratteristica mineralità salina. La diversa alterazione di queste rocce crea inoltre una sorprendente varietà di microterroir.
Questa diversità geologica e climatica fa della Loira una delle regioni vitivinicole più affascinanti al mondo. I ritratti seguenti mostrano come tenute affermate e talenti emergenti ridefiniscano e interpretino l’eccezionale potenziale di questi terroir.
Le nostre tenute della Loira
Dai precisi Cabernet Franc di Charles Joguet ai leggendari vini dolci della Domaine Huet: questa collezione rappresenta l’impressionante varietà di una regione che rientra tra le zone vitivinicole più entusiasmanti al mondo.
Charles Joguet
Charles Joguet rappresenta la rinascita del Cabernet Franc a Chinon. Sotto la guida di Kevin Fontaine, i 36 ettari di vigneti vengono coltivati con grande impegno per la sostenibilità. Le vigne, situate principalmente nella denominazione Chinon, con alcune parcelle selezionate ad Azay-le-Rideau, offrono un ampio spettro di espressioni del terroir.
Il Clos de la Dioterie, vino di punta della tenuta, proviene da un vigneto unico di oltre 60 anni. La particolarità di questo cru risiede nella sua struttura geologica: un complesso intreccio di calcare alterato e argilla ricca di ferro. La fermentazione spontanea con lieviti autoctoni e l’affinamento di 18 mesi in botti di legno conferiscono a questo vino una complessità sfaccettata, con aromi di frutti scuri, note speziate e caratteristici sentori del suolo.

Les Varennes du Grand Clos dimostra l’importanza del terroir per il Cabernet Franc. Qui le viti affondano le radici in un profilo pedologico specifico di calcare e argilla, che conferisce al vino la sua spiccata mineralità. L’affinamento caratteristico esalta l’eleganza naturale del vitigno, senza mascherarne l’autenticità. I vini mostrano un equilibrio riuscito tra i tannini strutturanti e una complessa aromaticità fruttata.
L’appartenenza al gruppo Renaissance des Appellations sottolinea la ricerca intransigente della qualità da parte del domaine. Questa associazione promuove metodi di viticoltura biodinamica e una vinificazione rispettosa della natura: principi che si riflettono nella precisione e nell’indipendenza dei vini. Le diverse selezioni parcellari di Joguet dimostrano che il Cabernet Franc a Chinon può dare vita a vini di straordinaria finezza e capacità di invecchiamento.
Da sottolineare è l’evoluzione del Les Petites Roches, affinato in vasche di acciaio inox. Questo vino mostra il lato più fruttato e accessibile del Cabernet Franc, senza per questo perdere in precisione o espressione del terroir. Incarna in modo esemplare la filosofia della maison: massima trasparenza per l’espressione del vitigno e del terroir, unita a un’eccellenza artigianale nella vinificazione.
Château de Coulaine

Château de Coulaine incarna la storia aristocratica della Loira, interpretandola però in modo piacevolmente moderno. Sotto la guida di Etienne de Bonnaventure, che prosegue la tradizione familiare di 500 anni, il domaine si presenta come pioniere della viticoltura naturale a Chinon. Il suo approccio concreto e radicato nel territorio contrasta in modo gradevole con la storia sfarzosa della tenuta.
I vigneti dello Château beneficiano di una lunga continuità storica. Secondo le tradizioni familiari, molte parcelle sono sempre state coltivate esclusivamente con metodi biologici – molto prima che diventasse una moda. L’approccio minimalista di de Bonnaventure nell’impiego di rame e zolfo, persino secondo i rigidi disciplinari della viticoltura biologica, sottolinea la sua costante ricerca della qualità.
La Diablesse 2022 rivela il potenziale dei cru esposti a nord. Le viti di 80 anni producono uve di elevata concentrazione, che nel vino mostrano un equilibrio affascinante tra potenza e finezza. L’esposizione fresca conferisce al vino ulteriore freschezza e precisione – un Cabernet Franc dall’energia e dalla vitalità palpabili.
L’interpretazione del Cabernet Franc di de Bonnaventure si distingue nettamente dai vini più potenti del Bordeaux. Il Chinon Bonnaventure, ad esempio, mostra sì i tannini tipici del vitigno, ma questi risultano perfettamente integrati e sottolineano la complessa aromaticità fruttata. Le caratteristiche note di ribes nero e ciliegie sono accompagnate da componenti speziate come peperone, pepe e liquirizia, mentre i suoli di arenaria donano un’impronta fresca e minerale.
L’unico vino bianco della gamma, il Touraine Les Pieds Rôtis, dimostra la sensibilità di de Bonnaventure per un’interpretazione autentica del terroir. Questo Chenin Blanc in purezza conquista grazie alla combinazione di frutta a nocciolo matura, delicate note di miele e della caratteristica mineralità della Loira. La struttura acida moderata sottolinea l’equilibrio naturale del vino – un’ulteriore prova dell’eccellenza artigianale di questa tenuta storica.
###DONOTRANTLATE_WP_60_ENDBLOCK###Clau de Nell
Clau de Nell, situato in una posizione privilegiata in Angiò, deve la propria rinascita alla leggendaria Anne-Claude Leflaive, proveniente dalla Borgogna. Quando all’inizio del millennio la tenuta si trovò in difficoltà finanziarie, la grande dame dello Chardonnay riconobbe lo straordinario potenziale di questi suoli. Sotto la sua guida, il domaine è diventato un faro della regione.

L’approccio purista della tenuta si manifesta nella coerente focalizzazione sui vini monovitigno. Questa filosofia, ispirata dalle esperienze di Leflaive in Borgogna, consente un’interpretazione precisa dei diversi terroir. L’elevata età media delle viti porta a rese naturalmente basse e a vini di grande densità aromatica.
L’unica eccezione alla purezza varietale è rappresentata dalla Cuvée Violette, un magistrale assemblaggio di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. L’annata 2021 mostra il potenziale di questa combinazione con la sua intensa frutta di bosco e la struttura avvolgente. La simbiosi dei due vitigni crea un equilibrio affascinante tra potenza ed eleganza.
Particolarmente interessante è il Grolleau, un vitigno della Loira quasi dimenticato che qui vive una spettacolare rinascita. Le vecchie viti, che crescono su poveri suoli di scisto, producono vini di sorprendente finezza e complessità. La vinificazione delicata con parziale fermentazione a grappolo intero sottolinea il carattere floreale e la fine struttura tannica di questo vitigno sottovalutato. In combinazione con l’approccio biodinamico della tenuta nasce un vino che incarna in modo esemplare la riscoperta dei vitigni tradizionali della Loira.
Claude Riffault

Claude Riffault a Sancerre segue un approccio rigorosamente orientato alla qualità. I vini mostrano un fine equilibrio tra frutto e struttura. In particolare i vini di singolo cru provenienti dai suoli di Terres blanches colpiscono per la loro precisione.
Merita di essere sottolineato il lavoro di Riffault con i tre tipi di suolo caratteristici di Sancerre. Le Terres blanches, con la loro marna di Saint-Doulchard alterata e i fossili di ostriche inglobati; le Caillottes, con il loro calcare poroso e disgregato; e il raro Silex, con le sue inclusioni di selce. Ogni tipo di suolo trova la sua espressione precisa nei vini.
Il Sancerre rosé “La Noue En Rosé” AOC 2024 di Claude Riffault mostra questa ambizione nel Pinot Noir: viti fino a cent’anni sulle Terres blanches del cru La Noue, lampone di bosco, amarena e cerfoglio, oltre a tannini polverosi e tensione minerale. L’affinamento sui lieviti in vasca e in legno conferisce al vino ulteriore profondità, senza coprire il carattere del terroir.
Lo stile dei vini ricorda antiche varietà di frutta: succosi, complessi, ma mai surmaturi e con una nota sempre austera. L’acidità strutturante è integrata con precisione, accompagnata da una speziatura caratteristica che riflette tanto la roccia dei cru quanto le erbe della regione. I vini Monoparcelles dimostrano in modo esemplare lo straordinario potenziale di invecchiamento di questi terroir.
Domaine Vacheron
Il Domaine Vacheron, di proprietà familiare da tre generazioni, si è trasformato sotto la guida dei cugini Jean-Dominique e Jean-Laurent in un faro del Sancerrois. La loro conduzione biodinamica, certificata un decennio fa, ha rappresentato una pietra miliare per la regione e ha ispirato numerosi imitatori. I 50 ettari vitati, di cui 38 a Sauvignon Blanc, sono distribuiti su alcuni dei migliori cru di Sancerre.
La filosofia della tenuta si fonda su una profonda comprensione dei tre tipi di suolo caratteristici della regione: Terres Blanches, Caillottes e Silex. Le diverse parcelle vengono vinificate separatamente, per elaborare con precisione le specificità di ogni terroir. In particolare i suoli di Silex, con la loro elevata percentuale di selce, conferiscono ai vini una spiccata mineralità fumé.
Il vino più notevole della casa, L’Enclos des Remparts, dimostra l’elevata ricerca qualitativa della famiglia. Questa parcella, piantata nel 2008 con viti franche di piede nel cuore del Clos de Mur, produce un Vin de France di grande precisione. Le uve vengono raccolte a mano il 10 ottobre, fermentate spontaneamente e affinate per un anno in barrique usate. Il risultato unisce concentrazione a un’eleganza quasi sospesa.
Il Domaine produce inoltre alcuni dei Sancerre rossi più impressionanti della regione. Il “Belle Dame” 2020, un Pinot Noir da vecchie viti su suoli calcarei, mostra una finezza e una complessità che ricordano i grandi Borgogna. La vinificazione precisa con un’elevata percentuale di grappoli interi e il delicato affinamento in botti usate sottolineano il carattere borgognone di questo eccellente vino.
I cugini Vacheron, grazie al loro costante orientamento alla qualità e alla profonda comprensione dei diversi terroir, hanno contribuito in modo determinante a fare di Sancerre una delle zone viticole più entusiasmanti della Francia odierna. I loro vini dimostrano in modo convincente che la regione non è meno complessa e sfaccettata dei celebri cru della Côte d’Or.
Les Poëte
Les Poëte, la tenuta fondata nel 2014 da Guillaume Sorbe a Reuilly, incarna un approccio olistico alla viticoltura nel Centre Loire. Su 6,45 ettari vitati, distribuiti su 28 parcelle selezionate meticolosamente, Sorbe crea un ecosistema complesso in cui cavalli, pecore, api e galline svolgono un ruolo altrettanto importante delle viti stesse.
La filosofia della tenuta si basa sulla convinzione che i grandi vini possano nascere solo in un ambiente naturale equilibrato. La biodiversità nei vigneti viene favorita attraverso un abbondante inerbimento e la totale rinuncia ai pesticidi. Merita una menzione particolare il lavoro con i cavalli per la lavorazione del suolo, che consente un trattamento particolarmente rispettoso della zona radicale.

Il Pouilly-Fumé 2022 mostra l’approccio purista di Guillaume Sorbe: vitale e pulsante, questo Sauvignon Blanc si presenta con una caratteristica speziatura erbacea di pepe e ortica che, dopo l’aerazione, lascia spazio a un raffinato ventaglio fruttato di lime e uva spina verde. L’impronta minerale del terroir rimane sempre presente.
Particolarmente interessante è l’interpretazione del Pinot Noir di Sorbe. La fermentazione a grappolo intero conferisce ai vini una texture setosa e una spiccata speziatura. L’Odyssée 2020 dimostra in modo esemplare il potenziale di questo metodo: un vino di sottile finezza ed eleganza, che mette in discussione la tradizionale dominanza del Sauvignon Blanc nella regione. I freschi terreni calcarei di Reuilly si rivelano così un terroir ideale per questo vitigno borgognone.
La rigorosa limitazione delle rese, unita al preciso affinamento in cantina, dà vita a vini di grande concentrazione e autenticità. Les Poëte dimostra così come i moderni principi ecologici possano condurre a una nuova dimensione qualitativa sulla Loira.
Domaine Huet
Il Domaine Huet rappresenta un faro dell’eccellenza dello Chenin Blanc a Vouvray. La conduzione biodinamica, introdotta già alla fine degli anni Ottanta, era molto avanti rispetto ai suoi tempi e caratterizza ancora oggi lo stile inconfondibile della maison. Le tre leggendarie vigne Le Haut-Lieu, Le Mont e Clos du Bourg costituiscono il cuore del domaine, ciascuna con la propria identità inconfondibile.

Ciò che rende speciale Huet è la capacità di padroneggiare l’intera gamma stilistica dello Chenin Blanc. I vini spaziano dal secco assoluto (sec) al semisecco (demi-sec), fino ai dolci moelleux e ai ancor più rari Moelleux Première Trie. Questa varietà è resa possibile dal microclima unico di Vouvray, dove le nebbie mattutine e i pomeriggi caldi creano condizioni ideali per lo sviluppo della botrite.
Il Clos du Bourg, definito dallo stesso Gaston Huët il più grande cru di Vouvray, rivela il potenziale del terroir. I suoli poveri e pietrosi costringono le viti a radicare in profondità e conferiscono ai vini una spiccata mineralità. Il Moelleux 1ère Trie 2022 proveniente da questo vigneto mostra un equilibrio riuscito tra frutto concentrato, acidità vibrante e mineralità salina.
La Cuvée Constance, prodotta solo nelle annate eccezionali, è tra i vini dolci più leggendari al mondo. Questo vino, che prende il nome dalla madre di Gaston Huët, nasce esclusivamente da uve botritizzate e incarna la forma più alta dello Chenin Blanc. La combinazione di concentrazione, complessità e leggerezza eterea rende queste bottiglie rare degli ambiti oggetti da collezione, capaci di affinare per decenni.
La longevità dei vini di Huet è leggendaria. Mentre molti vini bianchi superano il loro apice dopo pochi anni, i vini di Huet si sviluppano nel corso di decenni. Un Le Mont secco può affinare senza problemi per 30 anni, mentre i vini passiti anche molto più a lungo. Questa straordinaria capacità di invecchiamento si fonda sul perfetto equilibrio tra acidità, mineralità e dolcezza d’estratto, possibile soltanto sui migliori terroir di Vouvray.
du Bouchot

Du Bouchot segna con Antoine Gouffier un importante punto di svolta a Pouilly-Fumé. Essendo stata nel 2009 la prima azienda vinicola certificata biologica della regione, ha stabilito nuovi parametri per la viticoltura sostenibile in un territorio tradizionalmente conservatore. La storia di questa conversione illustra in modo esemplare il lento ma costante cambiamento della regione verso metodi di coltivazione ecologici.
I 10 ettari di vigneti sono distribuiti su circa 15 diversi cru intorno a Pouilly, dove la varietà geologica è impressionante.
I suoli Caillottes, caratterizzati da Calcaire à Astéries fossile e Calcaire de Tonnerre alterato, costituiscono la base per vini strutturati e di grande corpo. Le Terres Blanches, invece, con le loro marne di Saint-Doulchard alterate e gli strati di glauconite intercalati, conferiscono ai vini una spiccata fruttosità.
L’MCMLV 2023, ottenuto da vecchie viti su suoli Terres Blanches, mostra il potenziale della regione. La fermentazione spontanea senza additivi e l’affinamento preciso in acciaio sottolineano l’autenticità di questo terroir unico. Con l’annata 2020 il domaine ha ottenuto la certificazione Demeter, a conferma del costante sviluppo del metodo di coltivazione biodinamico.
L’esperienza di Antoine Gouffier a Bordeaux presso Château Angélus e il suo legame familiare con il domaine permettono una sintesi unica tra la tradizionale comprensione del terroir e le moderne conoscenze enologiche. I suoi vini incarnano così in modo esemplare l’evoluzione qualitativa del Pouilly-Fumé e stabiliscono nuovi parametri di riferimento per un’interpretazione precisa di questa storica regione vitivinicola.
Liv Vincendeau

Liv Vincendeau incarna in modo impressionante il cambiamento sulla Loira. Originaria di Darmstadt e chimica di formazione, nel 2000 è arrivata in Anjou. Quello che era iniziato come un percorso di studi in viticoltura ed enologia si è trasformato in un profondo legame con la regione. Il suo domaine, fondato nel 2014, si trova in una posizione privilegiata sulle colline sopra Rochefort sur Loire, all’interno di un complesso paesaggistico tutelato come monumento storico e noto con il nome di “La Corniche Angevine”.
La particolarità geologica dei suoi vigneti risiede nella complessa struttura dei suoli scistosi, formatisi nel corso di milioni di anni da rocce metamorfiche. Questi suoli immagazzinano il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente di notte: un regolatore termico naturale di importanza decisiva, soprattutto nelle annate fresche. Le diverse esposizioni delle sue parcelle consentono inoltre un’interpretazione sfaccettata del terroir.
###DONOTTRANSLATE_WP_156_ENDBLOCK###Da segnalare il suo Crémant de Loire Réserve “Zeitlos” 2019, che dimostra in modo esemplare la precisione del suo lavoro. Le uve vengono raccolte selettivamente a mano, pressate delicatamente e i vini base sono vinificati separatamente per parcella. La lunga permanenza sui lieviti di 36 mesi conferisce al vino una complessità stratificata e una consistenza cremosa, mentre i suoli scistosi garantiscono una marcata tensione minerale.
La conoscenza della chimica di Liv, unita alla sua sensibilità artigianale, permette un approccio particolarmente preciso ai vini durante l’affinamento. La tradizionale rifermentazione in bottiglia è supportata da un moderno controllo della temperatura, il che porta a un equilibrio eccezionale tra frutto, mineralità e la freschezza caratteristica della Loira. I suoi vini incarnano così in modo esemplare la riuscita sintesi tra artigianalità tradizionale e competenza scientifica.
Luneau-Papin
Luneau-Papin incarna la rinascita del Muscadet, una regione rimasta a lungo all’ombra di altre denominazioni della Loira. Pierre Luneau e Monique Papin hanno intuito da pionieri lo straordinario potenziale del Melon de Bourgogne, un vitigno che ha da tempo dimenticato le proprie radici borgognone e ha trovato la sua vera patria sulla Loira atlantica. L’ottava generazione di vignaioli, rappresentata da Pierre-Marie e da sua moglie Marie, porta avanti oggi questa visione con grande precisione.

I 47 appezzamenti della tenuta, distribuiti su quasi 40 ettari, offrono un ampio spettro di formazioni geologiche. La varietà dei suoli – dal granito allo scisto, fino al quarzo e allo gneiss – consente una chiara differenziazione dei terroir. Particolarmente preziose sono le viti piantate negli anni Quaranta, il cui profondo radicamento rafforza l’impronta minerale dei vini.
Il caratteristico affinamento sur lie, durante il quale i vini rimangono a lungo sulle fecce totali, è molto più di una semplice tradizione: è la chiave della particolare texture dei vini. Questo metodo conferisce loro una struttura pronunciata e un caratteristico “grip” al palato. Il Vera Cruz 2021 mostra questa tecnica alla perfezione, con una complessità e un potenziale di invecchiamento che mettono in ombra molti Grand Cru della Borgogna.
Particolarmente interessante è il lavoro della tenuta con l’Excelsior, un vino che dimostra la grande longevità del Melon de Bourgogne. Le annate più vecchie sviluppano un bouquet complesso di agrumi canditi, cera d’api e mineralità salina, che ricorda i grandi bianchi di Borgogna. Questa capacità evolutiva smentisce in modo convincente il pregiudizio secondo cui il Muscadet sarebbe soltanto un semplice vino da pesce.
La conduzione biodinamica, praticata dalla tenuta da anni, rafforza ulteriormente l’espressione del terroir. L’ecosistema intatto nei vigneti, la lavorazione delicata del suolo e la rinuncia agli erbicidi consentono alle viti un apporto nutrizionale ottimale e danno vita a vini di chiaro equilibrio e precisione. Luneau-Papin dimostra come l’artigianalità tradizionale e la consapevolezza ecologica possano condurre a una nuova dimensione qualitativa.
Matthias Planchon

La storia della famiglia Planchon a Sancerre, che risale al 1573, riflette in modo esemplare lo sviluppo della regione. Essendo una delle famiglie di viticoltori più antiche, i Planchon hanno vissuto e contribuito in modo determinante all’evoluzione del concetto di terroir a Sancerre.
Matthias Planchon porta avanti questa eredità con una sintesi riuscita tra fedeltà alla storia e pensiero innovativo.
I suoi vigneti, distribuiti tra i caratteristici cru calcarei di Sancerre, rappresentano la complessità geologica della regione. La parcella “Les Herses”, contraddistinta da un calcare conchigliare ricco di fossili, dimostra l’importanza del micro-terroir. Qui il Sauvignon Blanc trova le condizioni ideali per sviluppare la sua aromaticità sfaccettata, sostenuta dal clima fresco e marittimo della regione.
Il Sancerre Blanc “Les Herses” incarna l’esigenza qualitativa senza compromessi di Planchon. La vendemmia manuale selettiva tiene conto dei diversi momenti di maturazione di ogni microzona. La fermentazione spontanea con lieviti autoctoni e l’affinamento delicato consentono un’interpretazione precisa del terroir. Il vino che ne risulta mostra un equilibrio riuscito tra frutto maturo e la caratteristica mineralità calcarea.
Lo storico cru “Le Paradis” è considerato il gioiello della corona del domaine. Le viti di oltre 50 anni affondano profondamente le radici nei suoli calcarei e producono uve di grande concentrazione. Lo Sancerre Blanc “Le Paradis” che ne deriva colpisce per precisione e longevità, con un profilo aromatico complesso di fiori bianchi, agrumi e mineralità fumé.

Conclusione
Particolarmente impressionante è la varietà di espressioni resa possibile dai diversi terroir. Dai poveri suoli scistosi dell’Anjou ai pendii calcarei di Sancerre si rivela una complessità geologica che trova la sua diretta corrispondenza nei vini. I vitigni classici della regione – Chenin Blanc, Sauvignon Blanc, Cabernet Franc e Melon de Bourgogne – si dimostrano traduttori perfetti di questa diversità di terroir.
Il cambiamento climatico, spesso percepito come una minaccia, offre sulla Loira anche delle opportunità. Questa regione tradizionalmente fresca trae vantaggio da un riscaldamento moderato, che favorisce una maturazione fisiologicamente ottimale delle uve senza compromettere la freschezza e la mineralità caratteristiche dei vini. La crescente attenzione verso i metodi biodinamici rafforza inoltre la resistenza delle viti agli estremi climatici.
I domaines qui presentati mostrano il grande potenziale della regione. Essi uniscono tradizione artigianale e pensiero innovativo, rispetto per la natura e una profonda comprensione dei propri terroir. I loro vini rivelano una precisione e un’autenticità che non temono il confronto con i grandi vini di altre regioni.
