
Il Domaine Albert Mann di Wettolsheim è una di quelle cantine che non si dimenticano. I fratelli Maurice e Jacky Barthelmé l'hanno plasmato per decenni e oggi Jacky lo guida insieme al figlio Antoine: 25 ettari in sei Grand Cru, in biodinamica e con certificazione Demeter dal 1997. Il Riesling dello Schlossberg ha quel carattere granitico che in bocca quasi crepita. Il Pinot Noir del Clos de la Faille potrebbe venire dalla Borgogna. Nel 2012 sono stati nominati “vignaioli dell'anno” – ma qui lo si scopre quasi per caso.
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Due fratelli e quasi cento parcelle
Maurice si occupava dei vigneti, Jacky della cantina: così si erano divisi i compiti quando, nel 1997, passarono alla biodinamica. All'epoca molti la consideravano una follia. Oggi i Barthelmé, con i loro 25 ettari, giocano nella stessa lega dei migliori produttori alsaziani. Coltivano viti in sei Grand Cru: Schlossberg, Hengst, Furstentum, Steingrubler, Pfersigberg e Wineck-Schlossberg. Sembra tanto, ma i terreni sono sparsi su quasi cento parcelle, ognuna con un carattere proprio.
Nelle vigne più ripide lavorano con i cavalli al posto dei trattori. Il suolo non si compatta e le radici possono spingersi più in profondità. Con Olivier Humbrecht, della tenuta vicina, si confrontano regolarmente: entrambi certificati Demeter, entrambi convinti che suoli vivi diano vini migliori.

Lo Schlossberg e i suoi vini di granito
Il Riesling è qui il vitigno guida. Ciò che nasce sullo Schlossberg sa del granito in cui le viti affondano le radici: quella mineralità quasi salina, poi agrumi e una tensione che fa vibrare il vino al palato. Il Riesling Schlossberg Grand Cru 2021 lo mostra particolarmente bene.
Nel Furstentum il Gewürztraminer cresce sul calcare, mentre nel cru Hengst si trova il Pinot Gris. Negli anni i Barthelmé hanno imparato quale vitigno si addice a ogni vigna. Non uno schema, ma decenni di osservazione. Maurice nel frattempo è andato in pensione e Antoine, il figlio di Jacky, guida la cantina insieme al padre: la nuova generazione è già al lavoro.
Vino rosso in Alsazia
Alsazia e vino rosso: a prima vista sembra un accostamento insolito. Ma il Pinot Noir Clos de la Faille spazza via i pregiudizi. Il monopole appartiene esclusivamente ai Barthelmé, che lo trattano come una vigna di Borgogna: vendemmia manuale, fermentazione in tini aperti, affinamento in piccoli fusti di legno. Il risultato ha finezza, tannini setosi e nulla di pesante.
Antoine, inoltre, sperimenta con le anfore. L'Outrevin, un Pinot Noir quasi senza solforosa, matura in recipienti di terracotta. Un progetto parallelo che porta avanti da anni.

Crémant e vini dolci
Il Crémant d'Alsace Extra Brut è tra i migliori della regione. Perlage fine, secco, e un prezzo che fa sfigurare lo Champagne.
Quando l'annata lo permette, nascono anche Vendanges Tardives e Sélection de Grains Nobles, vini dolci capaci di invecchiare per decenni. I Barthelmé non li producono ogni anno. Solo quando le uve lo consentono. Questo atteggiamento attraversa tutto il loro lavoro: non forzare nulla, osservare, reagire.





















