
Due fratelli, due regioni vinicole, un progetto comune: è il modo più breve per raccontare che cosa c'è dietro Pierre & Louis Trapet, l'indirizzo più giovane di una famiglia che fa vino in Borgogna dal 1859. Pierre vinifica a Riquewihr, in Alsazia, Louis a Gevrey-Chambertin, nella cantina dei genitori. Per la loro azienda si sono incontrati a metà strada: nella Côte de Beaune, su 1,8 ettari intorno ad Auxey-Duresses. Le parcelle sono arrivate in famiglia attraverso Justine, moglie di Louis, la cui casa di famiglia sorge ai piedi della Montagne du Châtelet. Qui maturano Pinot Noir, Chardonnay e un Aligoté da viti del 1934. Già la prima annata, il 2020, è risultata precisa senza sforzo.
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Trapet al quadrato
Chi sente il nome Trapet in Borgogna pensa a Gevrey-Chambertin: ai Grands Crus Chambertin e Latricières e a una cantina che la famiglia conduce dal 1859. Pierre e Louis Trapet, figli di Jean-Louis Trapet, sono cresciuti con questa eredità e con una seconda, in Alsazia, che la madre Andrée ha portato in famiglia. Pierre lavora oggi a Riquewihr, in Alsazia, presso Trapet Alsace, Louis nella cantina di famiglia di Trapet Père & Fils. Due fratelli, due regioni, due agende fitte e il desiderio di creare qualcosa insieme.
Le loro bottiglie portano visibilmente questa idea: sull'etichetta anelli colorati si intrecciano, e nell'ambiente dei vignaioli si parla di “Trapet²”, Trapet al quadrato. Il terreno per questo progetto comune non l'hanno trovato né a Gevrey né a Riquewihr, ma a metà strada, nella Côte de Beaune.
Un vigneto come dote
A decidere è stato un matrimonio. Justine, la moglie di Louis, viene da Auxey-Duresses; la sua casa di famiglia sorge ai piedi della Montagne du Châtelet, e alla famiglia appartenevano 1,8 ettari di vigneti che quasi nessuno coltivava più. Per quattro o cinque anni i fratelli hanno rimesso in forma queste parcelle, prima di imbottigliare nel 2020 la loro prima annata.
È un mosaico come solo la Borgogna ne conosce: minuscoli appezzamenti ad Auxey-Duresses, Pommard, Meursault e Saint-Romain. Alcune viti furono piantate nel 1924, gli Chardonnay più vecchi nel 1932, l'Aligoté nel 1934: radici che da otto decenni affondano nel calcare. La stessa Auxey-Duresses, incastonata tra Saint-Romain e Meursault, è considerata da qualche intenditore il cuore sottovalutato della Côte de Beaune: la mineralità di un vicino di Meursault, il Pinot dritto di una conca più fresca, a prezzi che non hanno ancora seguito i grandi nomi tutt'intorno.

Aligoté, pensato tre volte
Il vero fascino dei fratelli è un vitigno che in Borgogna è stato a lungo considerato una comparsa: l'Aligoté. I loro 60 are nel climat Sous-Châtelet, così chiamato proprio dalla Montagne du Châtelet, sono esposti a nord e furono piantati nel 1934. Le parcelle vicine sono coltivate da Lalou Bize-Leroy per la sua leggendaria Domaine d’Auvenay; in una simile compagnia nessuno tratta l'Aligoté come un accessorio.
I fratelli vinificano le stesse uve in tre modi. Pressate direttamente, danno un Bourgogne Aligoté “Sous-Châtelet” limpido, sapido e teso, che nulla ha in comune con la caricatura esile e acida del vitigno. Fermentato sulle bucce, diventa un macerato color ambra, tannico e aderente. E per il Passerillé i due lasciano appassire l'uva sulla pianta fino a dicembre, finché non è concentrata come uva passa: una rarità dolce, imbottigliata in mezze bottiglie. Tre vini, un vigneto, un'idea intera di ciò che l'Aligoté può essere.

Nell'antico relais di posta
La vinificazione non avviene nella Côte de Beaune, ma nella cantina di famiglia a Gevrey-Chambertin, un ex Relais de Poste, un'antica stazione di posta. Qui uova di cemento stanno accanto a botti di legno e demi-muids; i vini maturano senza chiarifica e vengono imbottigliati senza filtrazione. In vigna vale ciò che i genitori hanno insegnato con l'esempio: aratro invece di erbicida, lavoro biodinamico, vendemmia manuale, rese limitate fin da subito.
Nei rossi si vede con quale rapidità i due hanno imparato il mestiere. L'Auxey-Duresses 1er Cru dei vigneti Écussaux e Grands Champs cresce su terreno ricco di argilla e su Pinot di cinquant'anni: frutto scuro, presa vellutata, un vino con cui la pazienza paga. Il Pommard “Les Vaumuriens”, a sua volta, porta la forza della sua celebre denominazione senza allargarsi. Chi cerca la prova che una grande famiglia borgognona non deve irrigidirsi nell'eredità la troverà in queste bottiglie: giovani, nitide e con la promessa racchiusa in quel due in esponente.





