Nota di degustazione
Esistono Champagne che si bevono e Champagne che si leggono come la fotografia di un paesaggio. Questo appartiene alla seconda categoria. La Côte des Bar è più vicina a Chablis che a Reims – ed è esattamente ciò che si percepisce al palato: calcare del Kimmeridgiano, con i fossili dell’ostrica Exogyra virgula, un ricordo vecchio di 150 milioni di anni che nel bicchiere si manifesta come una sapidità salata e iodata. Delphine Brulez, che guida la maison fondata nel 1910 alla quarta generazione, concede ai suoi vini almeno cinque anni sui lieviti – due in più rispetto a quanto richiesto dalla legge – e rinuncia coerentemente a qualsiasi dosaggio. Ciò che resta è uno Champagne senza trucco, di precisione cristallina.
- Colore e aspetto
- Giallo dorato con una fine sfumatura leggermente ramata; il perlage sale vivace e fitto.
- Naso
- Un affascinante doppio movimento tra freschezza e un accenno di ossidazione: succo e scorza di limone, frutta a polpa bianca fresca, oltre a mele mature come una reminiscenza della cantina autunnale. Sul fondo grafite, pietra frantumata, gusci d’ostrica e una sottile traccia iodata – il calcare prende la parola in modo inequivocabile, frenato da una leggera e seducente riduzione.
- Palato
- Rotondo, fresco e intenso al tempo stesso. Mele rosse da cantina, frutta a nocciolo matura ed erbe aromatiche incontrano una mineralità calcarea, un tannino finissimo e una netta sapidità. Il perlage è vivace ma fine; l’acidità offre sostegno senza risultare pungente. Un vino giovane con spina dorsale e una firma chiara.
- Finale
- Lungo e preciso, con una freschezza agrumata persistente, roccia e un retrogusto salato – un finale che sa più di bassa marea che di dolcezza.
- Terroir e provenienza
- Noé-les-Mallets, Côte des Bar: vigne fino a 320 metri di altitudine, esposte a sud-est, su calcare del Kimmeridgiano e marne con uno strato superficiale argilloso – fratelli geologici di Chablis. Questa zona meridionale dello Champagne genera precisione minerale e una profondità inattesa.
- Vitigni e vinificazione
- 50 % Pinot Noir e 50 % Chardonnay. Il vino base fermenta in botti borgognone usate con lieviti indigeni, i mosti vengono separati in quattro delicate pressature. L’assemblaggio è stato riunito in acciaio, il vino ha maturato sui lieviti ben oltre il minimo legale ed è stato sboccato come Brut Nature – completamente senza dosaggio.
- Abbinamenti gastronomici
- Il lato iodato e calcareo richiama il mare: ostriche, carpaccio di filetto di sogliola, capesante grigliate. Anche con un Comté o un formaggio di capra giovane la sua maturità tostata si mostra dal lato migliore.
- Particolarità
- Esclusivamente Champagne millesimati, esclusivamente Brut Nature – e certificato biologico dal 2017 (praticato dal 2011). Delphine Brulez pota secondo il delicato metodo Simonit-Sirch; sotto la sua guida la quota di micorrize nel suolo è passata dal 18 al 70 per cento. La mezza bottiglia da 375 ml ne fa forse il modo più onesto per esplorare il calcare del Kimmeridgiano in purezza.





