Nota di degustazione
- Colore e aspetto
- Purpureo intenso e luminoso – giovanile, fitto, quasi impenetrabile al centro, con riflessi violacei sull’unghia.
- Naso
- Un bouquet che conquista immediatamente il calice: ciliegie alla cannella e amarene, accompagnate da violette e da una nota salata di tapenade di olive nere. Sullo sfondo si celano erbe della macchia mediterranea, more e un tocco di liquirizia. Fresco, schietto, invitante.
- Palato
- Puro e cristallino. La cuvée scorre setosa sulla lingua, sostenuta da ciliegie mature e acidule, bacche di bosco fresche e sapide e uno spruzzo di succo di arancia rossa. I tannini offrono un grip sottile senza pesantezza, mentre l’acidità resta vivace. Un vino ricco di energia, che non appesantisce ma rinvigorisce.
- Finale
- Pulito, guidato dal frutto, con una traccia di spezie erbacee e una freschezza minerale. Nessuna zavorra, solo persistenza.
- Terroir e origine
- Le viti crescono su suoli calcarei, argillosi e ghiaiosi tra i 125 e i 200 metri di altitudine, a meno di 30 chilometri dal Mar Mediterraneo. La brezza rinfresca le notti estive e l’escursione termica tra giorno e notte preserva acidità e aromi. Tra i vigneti si trovano mandorleti e uliveti – un mosaico che favorisce la biodiversità e protegge le viti in modo naturale.
- Vitigni e vinificazione
- Una cuvée di Cariñena (vigne di 45 anni), Garnacha (30 anni) e Syrah (25 anni), affinata in cemento e acciaio inox. Nessun legno, nessun intervento cosmetico – solo il frutto, il suolo e la mano di Josep Maria Anguera, che porta avanti l’eredità del suo trisavolo Joan Rofes.
- Abbinamenti gastronomici
- Köfte di agnello con tahina e sommacco – la speziatura della carne incontra le note erbacee del vino. Riso Basmati e selvatico con uva passa di Corinto, cipolle stufate ed erbe aromatiche – la dolcezza dell’uva passa si rispecchia nel frutto. Coniglio brasato al sugo di sambuco – la raffinata acidità del vino taglia la ricchezza del sugo.
- Particolarità
- Dal XIX secolo qui si lavora senza fertilizzanti sintetici o erbicidi – una pratica più antica del termine stesso “biodinamico” (certificazione ufficiale ottenuta dall’azienda nel 2004). L’Heravi è il volto accessibile di questa filosofia: un vino che dimostra cosa accade quando si ascolta la terra per un secolo e mezzo.


