Mobili barocchi, tende pesanti, un grammofono che suona musica classica.
Così o in modo simile si svolge la serata stereotipata con l’aristocrazia viennese. Si sta sul balcone, si fuma una sigaretta e si guarda il Danubio. All’improvviso il disco gracchia, tutti voltano la testa perplessi verso la stanza. E lì scorgono un gruppo di persone che, in una sorta di trance, balla al ritmo di un oscuro techno underground. Inaspettato? È la parola giusta per i vini di Muthenthaler.
Dopo aver lasciato Vienna risalendo il Danubio controcorrente, raggiungiamo il gioiello enologico geografico chiamato Wachau. Ora è il momento di lasciarci il Danubio alle spalle, saltare giù dalla barca e indossare gli scarponi da trekking. Ci addentreremo nello Spitzer Graben.

L’azienda vinicola Muthenthaler si trova alla fine dello Spitzer Graben (e potremmo anche dire alla fine della Wachau), ai piedi degli imponenti pendii del Bruck. Qui il Danubio non ha più alcuna influenza: il clima è aspro e freddo anche d’estate, i vigneti sono posti in alto e radicati nella roccia quasi nuda. È quello che si definirebbe “viticoltura eroica”, intessuta di forza e perseveranza.
Inaspettato? È la parola giusta per i vini di Muthenthaler.
Nei vini di Martin Muthenthaler si ritrova la sua ostinata perseveranza nel produrli secondo il proprio stile, e al contempo la forza ereditata dalle persone che prima di lui hanno lavorato questa terra. Una metafora perfetta sono le terrazze sostenute da muretti a secco. Fanno parte del paesaggio caratteristico dello Spitzer Graben. Senza di esse non sarebbe possibile coltivare viti su queste colline scivolose. Sono parte di una tradizione creata pietra su pietra come tributo a questo incredibile terroir. Eppure ci vuole la propria resistenza personale per salire lassù fino al proprio appezzamento, il cui nome è stato tramandato oralmente dai vecchi contadini nel corso dei secoli.

Per capire perché un uomo faccia tutto questo, basta assaggiare i suoi vini. Questo è il luogo ideale per grandi Riesling e Grüner Veltliner: il clima freddo e il suolo roccioso conferiscono loro un’acidità profonda e ben integrata, unita ad alcune note affumicate derivanti dallo scisto. Ogni vigneto rappresenta una peculiarità di questa zona complessa, ma tutti i vini condividono quel tocco terroso, misterioso e profondo (che posso associare solo a un cumulo di cenere o al ricordo di riti alchemici), che danza perfettamente con una freschezza vivace e appagante.
LE MIE NOTE DI DEGUSTAZIONE
Grüner Veltliner Spitzer Graben 2018
Intenso giallo paglierino con un naso molto ricco, subito caratterizzato da note affumicate di pietra focaia e polvere da sparo, seguite da litchi, melone retato, nettarine, fiori di glicine, alcuni accenni erbacei di pino e spezie come pepe bianco e cumino. In bocca si confermano le note affumicate, arricchite da incenso, semi di cardamomo e gigli bianchi. Lungo, ben equilibrato tra un’ampia rotondità e un’acidità sapida che pulisce il finale e invita al sorso successivo.
L’intenso colore giallo nel calice preannuncia già la ricchezza del vino. Inaspettate sono le note affumicate di polvere da sparo e pietra focaia che emergono al naso e si ritrovano poi in bocca. È un involucro di cenere che permette a tutti gli altri aromi di esprimersi appieno: litchi e melone d’inverno insieme a spezie come cumino e pepe bianco, fino ad alcune note verdi e balsamiche di pino. Al palato la cenere non risulta opprimente, bensì levigante ed equilibrante nei confronti dell’acidità speziata e invitante di questo affascinante Grüner Veltliner.
Grüner Veltliner Ried Schön 2018
Colore giallo dorato intenso con un primo naso di cenere e pietra focaia, che si apre su note verdi di legno di betulla, mela, scorze d’arancia e una delicata rosa bianca. Il primo sorso è dominato da note speziate di pepe bianco, ravanello e liquirizia in stecca, con un bel finale amaro di mandorla fresca. Lungo, pieno e con un’acidità perfettamente integrata.
Questo vino giallo dorato si presenta già sottile e tagliente al naso. Note affumicate di cenere e pietre focaie fanno da sentinelle a una foresta delicata, in cui passeggiamo tra betulle e talvolta ci fermiamo per cogliere una delle poche mele che incontriamo lungo il cammino. La bocca non può che confermare questa scarsità di frutta, a favore di una seducente piccantezza di pepe bianco, ravanello e stecche di liquirizia, con una nota finale amara di mandorle fresche. Qui non c’è spazio per note succose e accomodanti; stiamo camminando su una montagna rocciosa con aria fresca nei polmoni. Questa escursione richiederà del tempo, ma la vista dalla vetta sarà impagabile.
Grüner Veltliner Vießlinger Stern 2018
Giallo dorato alla vista, rivela subito dopo la mescita una certa costanza e qualche nota animale. Il naso evolve rapidamente verso sentori rinfrescanti di gesso, kumquat, cardamomo, pepe verde, ortica e tarassaco, senza dimenticare delicati e rotondi aromi di albicocca. Al palato si riconosce il “tocco Muthenthaler” nelle note affumicate di sottofondo, insieme a sentori speziati di cumino, pepe verde e anice. L’acidità ancora presente lascia intuire quanto lunga sia la vita che attende questo vino. Un Grüner Veltliner complesso “fuori dai sentieri battuti”.
Ci sono vini che amiamo perché incontrano il nostro gusto o perché li consideriamo “esempi perfetti” del loro genere. A volte ci colpisce qualcosa di inaspettato, oppure associamo un vino a un momento particolare e significativo per noi. E poi c’è “quel certo non so che”, una qualità che non riusciamo davvero a definire. “Questo non so che” è una buona definizione per i vini di Muthenthaler in generale, ma qui mi ha portato su un altro livello. Dopo aver osservato il colore giallo dorato nel calice, dopo aver colto sentori di gesso, agrumi esotici e quel verde comune che vedevo nei campi della mia infanzia, dopo aver sorseggiato il vino e sorriso, dopo aver ritrovato quelle note affumicate che per me sono ormai una firma di questa cantina… non ho potuto tirare un sospiro di sollievo. Questo “non so che” è ancora lontano dall’essere definito in questo vino, che è senza dubbio Grüner Veltliner, ma diverso. C’è il terroir e la filosofia della cantina, certamente. Ma c’è dell’altro, e in questo momento sono abbastanza felice da definirlo un assaggio affascinante e appagante del futuro.



Questo articolo è illustrato con i disegni dell’artista e architetto d’interni Marcus Körner. Il disegnatore ha compiuto personalmente il viaggio qui immaginato – da Vienna alla Wachau, dove ora vive e lavora. Marcus collabora come architetto e designer con alcuni viticoltori della regione. Il 02.12.21 esporrà le sue opere a Vienna e, da aprile a settembre del prossimo anno, presso il Museo della Navigazione di Spitz. Ulteriori informazioni su www.quadratur.at e www.wachauzeichnung.com
Testo: Jonathan Gobbi
Disegni: Marcus Körner
AD: Dimitri Taits

