
6.000 bottiglie all'anno, e vanno a ruba in fretta. Jean Servagnat è un micro-vigneron della Petite Montagne che ha prima studiato economia, lavorato a Parigi e Londra – per poi tornare comunque a Coulommes-la-Montagne a fare Champagne. Dal 2015 imbottiglia i propri vini: coltivati in biodinamica, fermentati spontaneamente, senza filtrazione. Il suo focus è il Pinot Meunier, il terzo vitigno sottovalutato della Champagne.
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Il ritorno
Dopo gli studi in economia e alcuni anni trascorsi tra Parigi e Londra, Jean Servagnat è tornato in Champagne. Ha completato gli studi di enologia ad Avize, la scuola dove ogni anno si svolgono le degustazioni per la Guide Hachette. Nel 2015 ha imbottigliato il suo primo Champagne. Oggi coltiva 3,5 ettari in biodinamica a Coulommes-la-Montagne, Premier Cru, nel cuore della Petite Montagne de Reims.


Terra di Meunier
Il microclima della Petite Montagne – fresco, umido, aspro – sembra fatto apposta per il Pinot Meunier. Questo vitigno, che altrove viene considerato un semplice riempitivo, qui è il protagonista assoluto. I Meuniers Insoumis – i “Meunier ribelli” – ne dimostrano tutto il potenziale: 100% Meunier, Brut Nature, senza alcun dosaggio, con carattere e personalità propria. Nelle vicinanze, a Villers-aux-Nœuds, Solemme lavora seguendo una filosofia simile.
Lavoro manuale in piccolissime quantità
Le uve vengono vendemmiate a mano, la fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni e l'affinamento si svolge in legno e acciaio. Nessuna filtrazione, solfitazione minima. Le Galipes de Coulommes – il cui nome richiama i suoli calcarei – uniscono il 68% di Meunier a Chardonnay e Pinot Noir provenienti da viti di 25 anni. Uno Champagne che dimostra cosa sia possibile quando si lavora con convinzione e senza compromessi.



